Storytelling o Storymaking per i Brand?

 

Sentiamo spesso parlare di storytelling. Ed è giusto poiché è proprio la capacità di avvolgere singoli elementi in storie che li rende capaci di generare ingaggio emotivo. Non perdiamo di vista però l’importanza di essere attori prima ancora che narratori. La mostra “Treasures from the wreck of the Unbelievable” di Damien Hirst a Venezia è un vero esempio di storymaking, con un sapiente mix tra verità e finzione che trasporta il visitatore in mondi capaci di provocare domande importanti.

 

Somewhere between lies and truth lies the truth, ci dice Hirst. Per un brand la sfida dell’autenticità è sempre più impellente e non va vissuta pensando solo a fabbricare storie: brand poco autentici, con storie plasmate in laboratorio con sapore plastificato sono destinati a soccombere in un mondo che sta riducendo sempre più le asimmetrie informative. Massimo Baratto, CEO di Oberalp-Salewa sul palco di #Brandy16 ha detto chiaramente: “siamo storymaker prima che storyteller e questo emerge da tutto quello che facciamo e che ci rappresenta”. Riusciamo ad essere autentici? Proviamoci a #BRANDY17.