Made in Italy… odi et amo?

 

Odio e amo. Perché lo faccia, mi chiedi forse. Non lo so, ma sento che succede e mi struggo. Così Catullo in uno dei suoi passaggi più noti. Impossibile non amare il made in Italy, sia dentro che fuori l’Italia. Ma è altrettanto impossibile non sentire un po’ di sofferenza legata al potenziale ingente del made in Italy, ancora non pienamente sfruttato in termini economici su scala globale. Tutto il mondo vuole l’Italia… e l’Italia non riesce ancora a capitalizzare bene tutto questo.

Ma cos’è veramente il #madeinitaly? L’Italia è fortissima soprattutto nella fascia di prodotti premium ai clienti finali (cibo e vino, abbigliamento, occhiali, accessori, arredo e così via) e in forniture industriali ai clienti business (tecnologie alimentari, refrigerazione, riscaldamento, edilizia, macchinari tessili). Perché una specializzazione forte in questi ambiti? Da un lato in Italia troviamo passioni radicate nel tempo quali mangiare e bere bene, vestirsi bene, avere una casa che offra comfort e design: qui gli Italiani hanno fatto una palestra eccezionale sia per generare i prodotti che per generare le tecnologie utili a produrli.

Com’è stato possibile tutto questo? La tradizione di maestri artigiani, l’attenzione per la qualità sono evolute nella capacità di governare tecnologie complesse in modo sofisticato e scalabile per esportarle in tutto il mondo. Per di più il senso del bello tipicamente italiano si appoggia su profondi strati di sedimentazione culturale. L’occhiale che diventa fashion, il food che diventa benessere, la combinazione di sensibilità e mestieri costruiscono le basi di un consumo estetico culturale di cui gli Italiani possono essere considerati titolari dell’alfabeto maestro. I prodotti premium si basano su un mix peculiare tra alta connessione emotiva con i consumatori e spiccata superiorità funzionale.

Ma dove sta andando ora il Made in Italy? A #BRANDY15 Andrea Ottaviano di L Capital aveva confermato come ai grandi fondi interessano società con un design forte, identità chiara e un progetto di crescita all’estero, ma come evidenziato da Enrico Mambelli di Iconix Brand Group si crea un problema di selezione avversa dato che il più delle volte le aziende italiane se non hanno problemi non hanno voglia di farsi comprare. Il made in Italy si fa strada nel mondo reinterpretando e arricchendo prodotti, creando un vero e proprio spread sia tecnico sia di significati che si traduce in vero valore economico. Il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR di Roma, ora sede del brand Fendi, ci ricorda come gli Italiani siano un popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori. Come è nata questa scritta che rappresenta uno dei codici del Made in Italy nel mondo? Ce lo svelerà a #BRANDY17 Alessandro Fusacchia, autore de “I Solitari”.

Come possiamo provare a ripensare il Made in Italy e tradurre tutto questo potenziale in migliori risultati? A #BRANDY17 verrà presentato uno studio originale di Blogmeter rivolto al Made in Italy. Numerose aziende ci possono mostrare come mantenersi bravi registi di combinazioni di business efficaci. Crediamo che sia meglio essere migranti di prua che di poppa in questo scenario di cambiamenti così profondi. I migranti di prua si danno appuntamento a #BRANDY17.