Brand e Conversazioni

 

I mercati sono conversazioni. L’incipit del Cluetrain Manifesto del 1999 è semplicemente perfetto. Cosa implica per i brand? Conversazione significa tutt’altro rispetto a logiche top down, dinamiche autoreferenziali, scarsa empatia.

Come stanno gestendo questo aspetto i brand?
Alessandro Varisco di Twin-Set a #BRANDY16 ha detto che stare vicino alla clientela non significa solo profilarla per conoscere le sue abitudini d’acquisto ma riuscire ad allinearsi ai suoi desideri più profondi.
Per Enrico Moretti Polegato di Diadora un modo per competere con i giganti è proprio quello di essere più vicini e coinvolgenti con i clienti.

Vediamo sempre più brand recepire il desiderio di creatività e partecipazione dei clienti che vengono coinvolti in varie fasi: early input, co-design, ambassador e altro. Qualche volta la conversazione viene alimentata con alcuni benefit (premi, gadget, punti fedeltà, eventi), altre volte si svolge in modo naturale, senza corrispettivo diretto.

Certo è che per fare conversazione serve un marketing analitico ma al tempo stesso esperienziale che sappia incrociare i big data con gli small data. Servono brand come organismi viventi, empatici, in continuo movimento e capaci di reinventarsi. Da un lato un nocciolo duro di storia, di origini, di elementi chiave, dall’altro un’apertura alla sperimentazione, all’osmosi con il mercato, a nuove declinazioni che diventano nuove interpretazioni del business. Per questo a #BRANDY17 ci saranno voci che operano in brand in movimento, in ascolto, come Barbara Corti di Flos e come Monica Astuti di The Walt Disney Company Italia.

La conversazione continua… a #BRANDY17.